Uso, abuso e sopruso del simbolo - 28-04-04 - Giuseppe Grimaldi

 

 

L’attuale fase organizzativa in vista della prossima tornata elettorale sta attraversando il momento cruciale. Si stanno ormai definendo gli schieramenti. Prima di “scendere in campo”, come del resto era facilmente prevedibile, non mancano i colpi di scena con gli acquisti e le defezioni dell’ultima ora.

Le voci che si susseguono lungo i marciapiedi di Telese TERME parlano di un torneo con tre compagini iscritte, forse addirittura quattro, ma quasi certamente soltanto due. La campagna acquisti è incandescente e allo stesso tempo avvincente, ma puntualmente poco attendibile.

Le offerte sugli ingaggi sono allettanti: fascia di capitano, posto in squadra da titolare e titolare in coppa … tutti inesorabilmente ancora da assegnare. Alcuni giocatori cercano spudoratamente di fare il gioco al rialzo forti di incarichi e relativi simboli di cui dicono di essere addirittura i legittimi proprietari.

Ulisse, da sempre lontano dalle situazioni ed oggi stranamente voglioso di emergere, si fa incantare dalle sirene ammaliatrici del palazzo dal momento che in barca comincia a starci stretto. Per tentare di ottenere un ingaggio più alto lancia proclami ed informa i concittadini che lui ed i suoi proci abbandonano la nave per approdare altrove (leggi palazzo delle sirene).

Passano poche ore e scopri che Ulisse in realtà è solo ed abbandonato. Quello messo in atto in effetti è stato tentativo becero di destabilizzazione pur di ottenere un equo tornaconto. Mentre queste manfrine le compie chi non aveva precisi scopi politici vediamo quanto accade per chi indossava le casacche dei gruppi secondo le varie “tendenze”.

Il goleador ormai “fuori quota” decide di voler fare l’allenatore ma fa sapere a tutti che è lui che fa la squadra (in barba al presidente, al consiglio … ed al commissario) e sarà lui, soltanto LUI, che TIRERA’ I RIGORI!

Ancora non ha deciso chi sarà il capitano. E qui suspence con i suoi fedelissimi, tutti ad attendere che venga pronunciato il nome del prescelto. Fino ad ora, LUI, ha fatto quattro-cinque nomi, ma fino a quando non riesce a trovare nella sfera magica il nome di colui che è disposto a fargli da “clone” non scioglierà le riserve.

Ed allora tutti ad aspettare in silenzio. Alcuni, da mesi, continuano ad interrogare le margherite con il risultato di continuare a perdere petali. Alcune margherite, per la verità un corposo numero, pur di sottrarsi al “rituale del tacito accordo” sono riuscite a fuggire ed a trovare campi più tranquilli, più sicuri e più vicini alle proprie idee. Ancora non è chiaro però se abbiano fatto in tempo a portarsi il simbolo e per il momento sono destinati a rimanere “fiori senza nome”.

Checchè se ne dica e checchè se ne pensi, ma questa è la realtà, una grossa “migrazione” di elementi è andata a rafforzare lo schieramento a destra della nuova squadra che sfiderà i campioni uscenti.

Quei pochi rimasti, quelli che qualcuno definisce ancora alleatini (forse perché sono pochi e non si sa mai da che parte stanno), provano ancora a sventolare la bandiera con il proprio simbolo, l’ultimo baluardo in loro possesso. La perdita di orgoglio di questi irriducibili in cerca del posto d’autore fa si che le idee alla base del movimento vengano, da loro stessi, impunemente calpestate. Ormai sottomessi al servizio di chi fa la squadra abbandonano riunioni in corso per rispondere alla garibaldina: OBBEDISCO … e dico alla stampa che Anche Noi siamo con lui.

Niente di più falso, ditelo a chi distribuisce gratuitamente le notizie senza verificarle.

I veri “big” del gruppo...

• quelli che le idee dei predecessori ce le hanno nel sangue e ben chiare in testa;

• quelli che hanno sempre avuto orgoglio e personalità;

• quelli che hanno avuto il coraggio di riconsegnare al presidente del “club” locale la propria tessera,

...fanno sapere che sono tutti dall’altra parte ed invitano questi “personaggi in cerca d’autore” ad avere un pizzico di dignità mantenendo fede a quelle promesse che per anni hanno divulgato insieme incontrando gli amici sui marciapiedi e nei bar.

Quelle parole riecheggiano ancora pesantemente:

  • “sappiatelo, io in quella squadra non giocherò mai”…,

  • “… sono schifato e non giocherò più per loro” ….

eppure oggi sono ammaliati dal fascino di quelle stesse sirene pronte ad accogliere i naufraghi al prezzo di farsi consegnare un altro simbolo da aggiungere al proprio vessillo da propagandare opportunamente nelle sedi e negli spazi convenuti.

 


 

Per intervenire: invia@vivitelese.it