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Ho
votato e sostenuto la lista Liverini. Non è la
prima volta che m’impegno (e perdo) in una
campagna elettorale.
Questa volta però mi sento confortato dai numeri
perchè il minimo scarto tra le due liste può
significare l’inizio di una svolta nella nostra
cittadina. Su 4.129 voti validi, alla lista
Capasso sono andati 2.121 consensi (51,37%)
mentre la lista Liverini ne ha ottenuti 2.008
(48,63%).
Non ho la pretesa dell’imparzialità ma ritengo
che sui dati elettorali, a riflettori spenti
sulla campagna elettorale, sia possibile fare
qualche considerazione in maniera più serena.
Non c’è alcun dubbio che, per chi ha votato come
me, era meglio vincere. Ma il dato emerso dalle
urne, con un elettorato diviso praticamente a
metà, mi conforta. Provo a spiegarne il motivo
correndo il rischio di essere approssimativo per
la dovuta sintesi.
Nelle precedenti elezioni comunali del 2001, il
successo di Giuseppe D’Occhio fu straordinario:
vinse con oltre il 75% dei consensi nonostante
la presenza di tre liste. In pratica lo votarono
tre elettori su quattro. Dopo cinque anni di
amministrazione, il consistente margine di
vantaggio risulta eroso del 25.
Il
progetto della “continuità amministrativa” si è
fermato a poco più del 50% dei voti. Sufficienti
per vincere ma lontani dal plebiscito di cinque
anni fa. Oggi, a differenza di prima, la
risicata differenza di voti tra le due liste
rende rischiosa la sfrenata politica delle
clientele (che favorisce uno e calpesta cinque).
Nei prossimi cinque anni, la partita vera si
giocherà sulla capacità d’intercettare consensi
sugli interessi generali e condivisi perché i
voti per consolidare la maggioranza (o far
crescere l’opposizione) si giocheranno sul filo
del rasoio. Almeno questo è il dato di partenza.
L’urna, però, ci consegna altre importanti
novità. Il Sindaco uscente D’Occhio, è risultato
terzo eletto con 251 voti (6,07%). Lo hanno
preceduto l’assessore uscente Giovanni Caporaso
con 389 voti (9,42% dell’elettorato, in pratica
un partito) ed Alessandro Grimaldi con 254 voti
(6,15%), candidato per la prima volta alle
elezioni comunali. Si tratta di candidati che
con la forza dei consensi ottenuti si pongono al
centro della discussione politico-amministrativa
di Telese ed in qualche modo minano l’egemonia
D’Occhio che, oltre a perdere consensi
dall’esterno, li perde anche all’interno del suo
stesso schieramento.
Questo non significa che l’era d’Occhio stia
finendo. Tutt’altro. In questa tornata
elettorale ha giocato d’azzardo ed ha vinto,
dimostrando grande fiuto politico ed ottenendo i
massimi risultati possibili:
•
si è liberato degli oppositori interni alla sua
ex maggioranza;
•
accresce il credito personale nel suo partito di
appartenenza (UDC);
•
pone una seria ipoteca sulle candidature delle
elezioni regionali calendarizzate per l’anno
prossimo.
In
pratica, dal punto di vista personale D’Occhio
ha stravinto. E potrà giocare a tutto campo
interloquendo, di volta in volta, con i vari
schieramenti politici dal momento che nella sua
lista civica vi sono partiti e pezzi di
centrodestra (AN, UDC, Forza Italia) e di
centrosinistra (Margherita, SDI, UDEUR) che,
forti del risultato elettorale, avranno anche
maggiore peso in sede locale e nei rapporti con
gli enti.
Voglio, infine, fare un’ultima considerazione.
Per il limite imposto dalla legge elettorale,
D’Occhio non è più Sindaco. Per me, che non ho
condiviso le scelte della passata
amministrazione, è una buona notizia (per
ragioni politiche e non personali) perché
risulta evidente che una cosa è amministrare da
Sindaco mentre altra è farlo da Assessore (anche
se con una delega “pesante” come quella dei
lavori pubblici).
Il
neo-sindaco Capasso, che eredita un comune
sull’orlo del dissesto economico-finanziario, si
dovrà misurare con quella “continuità” che negli
ultimi cinque anni ha già fatto perdere il 25%
dei consensi. E decidere se adottare gli stessi
metodi di gestione, troppo spesso denunciati
perché ritenuti disinvolti ed illegittimi.
Dal grado di novità che saprà imporre
all’Amministrazione, vedremo se il nuovo Sindaco
saprà affrancarsi da una immagine sottomessa e
condizionata che probabilmente con troppa fretta
gli è stata attribuita durante la campagna
elettorale. |