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Il suo duro atto d'accusa
ha fatto il giro del mondo via internet
Dopo il talk show gli
anatemi di molti religiosi e le minacce a lei e
alla sua famiglia
Wafa, una donna contro
i fondamentalisti
Su
Al Jazeera denuncia l'Islam violento

Wafa Sultan durante il talk
show
sulla tv Al Jazeera
LOS ANGELES - Fino a
tre settimane fa la dottoressa Wafa Sultan era
una psichiatra siro-americana pressoché
sconosciuta, che viveva a Los Angeles e provava
una profonda rabbia e tanta disperazione per i
suoi correligionari musulmani. Oggi, grazie a
una intervista insolitamente dura e provocatoria
trasmessa il 21 febbraio da Al-Jazeera, è un
fenomeno internazionale, salutata da alcuni come
un rigenerante esempio di razionalità, da altri
come un'eretica e un'infedele che merita solo di
morire.
Nell'intervista, cliccata su
Internet oltre un milione di volte e inviata via
e-mail a centinaia di migliaia di persone nel
mondo, Sultan aveva aspramente criticato i
religiosi musulmani, i sacri guerrieri e i
leader politici che lei reputa abbiano
radicalmente alterato gli insegnamenti di
Maometto e del Corano per 14 secoli.
Sultan afferma che i
musulmani di tutto il mondo sono precipitati in
un vortice di auto-commiserazione e di violenza.
Dice che il mondo non sta assistendo a
uno scontro di religioni o di cultura, ma alla
lotta tra la modernità e la barbarie, una
battaglia che le forze dell'Islam violento e
reazionario sono destinate a perdere.
In risposta alle sue parole i
religiosi di tutto il mondo musulmano l'hanno
condannata e la sua segreteria telefonica è
piena di brutali minacce. I riformisti islamici
l'hanno invece elogiata per aver saputo dire a
testa alta, in arabo e sul network televisivo
più seguito del mondo arabo, quello che pochi
musulmani oserebbero dire perfino in privato.
"Io credo che noi musulmani
siamo ostaggi dei nostri stessi principi e
precetti", dice in un'intervista a casa sua, in
un sobborgo di Los Angeles. "La cultura mi ha
affrancato da questo modo di pensare
anacronistico. Qualcuno dovrebbe
liberare il popolo musulmano da questi falsi
concetti".
Forse la provocazione
maggiore è stato il paragone tra gli ebrei e i
musulmani e sul modo in cui hanno reagito alle
avversità. Parlando dell'Olocausto, Sultan ha
detto: "Gli ebrei sono usciti da una
tragedia e hanno costretto il mondo intero a
rispettarli, con la loro cultura, non con il
terrore, con il loro lavoro, non compiangendosi
e gridando". E ancora: "Non abbiamo mai visto un
ebreo che si facesse saltare in aria in un
ristorante in Germania. Non si è mai visto
neppure un ebreo distruggere una chiesa, né si è
mai visto un ebreo protestare uccidendo altra
gente".
"Soltanto i musulmani
difendono i principi in cui credono riducendo a
un ammasso di ceneri le chiese, uccidendo la
gente e distruggendo le ambasciate. Questa
strada non porterà ad alcun risultato. I
musulmani devono chiedersi che cosa possono fare
per il resto del genere umano, prima di chiedere
che gli altri li rispettino".
Il Congresso ebraico
americano l'ha invitata a parlare a maggio a una
conferenza in Israele. "Abbiamo discusso con lei
l'importanza del suo messaggio e abbiamo cercato
di individuare la sede più opportuna perché lei
possa rivolgersi ai leader ebraici", dice il
direttore Neil B. Goldstein. Con ogni
probabilità sarà accolta molto meglio a Tel Aviv
di come lo sarebbe a Damasco: poco dopo
l'intervista, le autorità religiose siriane
l'hanno accusata di essere un'infedele. Uno di
loro ha persino detto che le sue parole hanno
creato più danni all'Islam delle vignette danesi
offensive nei confronti del Profeta.
Adesso Wafa Sultan sta
"lavorando a un libro che se sarà pubblicato
metterà a soqquadro il mondo islamico". "Sono
arrivata a un punto in cui non mi è più permesso
tornare indietro. Non ho altra scelta. Sto
mettendo in discussione ogni singolo
insegnamento e precetto del nostro libro sacro".
Il titolo provvisorio è "Il prigioniero
fuggito: quando dio è un mostro".
Wafa Sultan, 47 anni e tre
figli, è cresciuta in una famiglia musulmana
tradizionale a Banias, in Siria. Suo padre era
un commerciante di cereali e un musulmano devoto
e lei ha sempre osservato i precetti della sua
fede fino all'età adulta. La sua vita, però, è
cambiata nel 1979, quando è diventata
studentessa di medicina all'università di
Aleppo.
All'epoca la Fratellanza
islamica ricorreva al terrorismo per cercare di
destabilizzare il governo del presidente Hafez
al-Assad. Uomini armati appartenenti alla
Fratellanza islamica fecero irruzione in un'aula
dell'università e uccisero il suo professore
sotto i suoi occhi. "Gli spararono contro
centinaia di proiettili gridando "Dio è
grande!". Fu in quel momento che persi la fede
nel loro dio e iniziai a mettere in discussione
tutti i nostri precetti. E' stata la svolta
nella mia vita, e mi ha portato a essere quella
che sono. Me ne sono dovuta andare dalla Siria.
Ho dovuto cercare un altro dio".
Wafa Sultan dice di non
essere più praticante: "Sono un essere umano
laico". L'altro ospite del talk show di Al
Jazeera, il professore egiziano specializzato in
studi religiosi Ibrahim al-Khouli, le ha
chiesto: "Lei è un'eretica?". E poi ha
dichiarato che non valeva la pena di
rimproverarla o di discutere con lei, perché era
solo una blasfema. Wafa Sultan ha intepretato
queste parole come una fatwa formale, una
condanna religiosa. Da allora, racconta, aver
ricevuto moltissime minacce di morte sulla sua
segreteria telefonica o tramite e-mail. Uno dei
messaggi diceva: "Oh, sei ancora viva? Aspetta e
vedrai". L'altro giorno ha ricevuto un messaggio
in arabo per posta elettronica: "Se c'è uno che
ti ucciderà, quello sono io".
Wafa Sultan dice che sua
madre, rimasta in Siria, ha paura a entrare in
contatto diretto con lei. Madre e figlia si
parlano soltanto per mezzo di una sorella che
vive in Qatar. Wafa si preoccupa maggiormente
per la sicurezza della sua famiglia qui e in
Siria che per la propria. "Io non ho
paura. Credo profondamente in quello che dico. E
come se avessi intrapreso un viaggio di un
milione di miglia e ne avessi percorse le prime
dieci soltanto. Le più difficili".
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