Se avete la mia stessa abitudine
di seguire i canali satellitari
stranieri, vi sarete accorti che
da alcuni giorni su TFJ,
televisione francese ebraica, in
un angolino c'è la foto di un
ragazzo. Si tratta di
Ilan Halimi, ragazzo parigino
sequestrato e torturato per tre
settimane e infine ucciso.
Perché mai gli hanno fatto tutto
ciò?
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Ormai anche questo succede nel cuore
della nostra vecchia Europa decrepita.
Ma noi non ci preoccupiamo e
discutiamo di vignette stupide: qualcuno fra
noi dice che ci dev'essere un limite alla
libertà di espressione... dimenticando che
quelle vignette erano state pubblicate a
settembre e che sono state rispolverate solo
adesso dai capi di Hamas, per scatenare un
putiferio e ottenere in cambio un sacco di
soldi dall'UE. Soldi ottenuti su di un bel
piatto d'argento, senza dover dare nulla in
cambio, senza dover nemmeno ringraziare.
Intanto Diliberto, dopo aver partecipato a
una manifestazione di hobbisti appassionati
in distruzione e incendio di bandiere di
Israele, si diverte a querelare un ebreo
che si era detto scontento del suo
operato...
Intanto Rifondazione Comunista candida Alì
Rashid alle nostre (!?) elezioni
politiche...
Intanto per canale 5 la vecchia canzone di
Carosone "Caravan petrol" non dice più
"Allah allah allah, ma chi m'ha fatto fa'.."
bensì "pascià pascia pascià..."
Fino a che punto saremo pronti a
prostrarci?
Lettera aperta in memoria di Ilan
alle forze politiche, ai sindacati,
alle organizzazioni per i diritti umani
Ora che si va spegnendo l’eco delle violente
manifestazioni islamiche avvenute prendendo a
pretesto la pubblicazione di vignette giudicate
blasfeme, ora qualcuno, forse, ci ascolterà.
Nei giorni scorsi un crimine odioso e
terribilmente crudele, un omicidio razzista, è
avvenuto nel cuore della democratica Europa.
Ilan Halimi, cittadino francese di 23 anni di
professione commesso, è stato sequestrato,
torturato per tre settimane e abbandonato nei
pressi di una stazione ferroviaria nudo e
morente, con ferite, segni di bruciatura ed
ematomi in tutto il corpo. Alla famiglia non in
grado di pagare il riscatto chiesto, i rapitori
hanno detto “se non potete pagare rivolgetevi
alla sinagoga”. Sì, Ilan è stato barbaramente
torturato e ucciso perché ebreo. Il suo omicidio
è avvenuto in Francia per mano di una banda
criminale di giovani islamici. Eppure la
sua morte non ha meritato espressioni indignate
da parte di esponenti politici italiani, non ha
urtato la sensibilità di coloro i quali sono
sempre pronti a dichiararsi per il dialogo, la
tolleranza, la convivenza civile. L’uccisione
di Ilan è passata nel silenzio e
nell’indifferenza.
In
Iran, in questi stessi giorni, centinaia di
lavoratori degli autobus di Teheran sono stati
arrestati. Nonostante qualche lavoratore sia
stato rilasciato, centinaia risultano ancora
detenuti nel carcere di Evin senza un' accusa
formulata e senza processo. Gli arresti sono
cominciati dopo che il comitato esecutivo del
sindacato, l'Unione dei Lavoratori della
Compagnia di bus di Teheran e dell'area
suburbana, ha proclamato uno sciopero in
sostegno delle varie istanze dell'Unione. Nel
frattempo anche numerosi familiari dei
lavoratori sono stati picchiati e sequestrati
dalla polizia iraniana. Non abbiamo ascoltato
dai sindacati italiani e dai difensori dei
diritti umani parole di sdegno e solidarietà per
questi lavoratori che, a rischio della vita,
stanno sfidando la dittatura degli ayatollah per
affermare basilari principi democratici.
E’
così che funziona il fondamentalismo islamico,
con la sua violenza polarizza le attenzioni,
tiene sotto minaccia costante, impone ricatti
politici. Dalle democrazie vuole ottenere
l’omertà sull’antisemitismo, vuole la testa
degli ebrei, vuole la rinuncia a segmenti di
libertà, l’abbandono di ogni ipotesi di
costruzione democratica in Medioriente. Per Ilan
il ricatto ha funzionato: l’omertà sul suo
assassinio è stata ottenuta. Alla vita spezzata
di un ragazzo ebreo in Europa non è stato
attribuito lo stesso valore dato a quella di un
sacerdote cristiano ucciso in Turchia. Di fronte
alla comune matrice dell’odio non dovremmo
permettere che il massacro dell’uno venga
ignorato, quello dell’altro onorato.
Così come non possiamo abbandonare i lavoratori
di Teheran. Occorre reagire al più presto,
alzare una voce in loro difesa superando le
urla scomposte dei fondamentalisti. Prima che
sia troppo tardi, per le loro vite, per la
nostra democrazia. In pericolo entrambe. In
memoria di Ilan.
Associazione Romana Amici d’Israele
Corso Vittorio 173 – 00186 Roma
Presidente Piero Terracina