19 marzo 2006
Jihad instinct
Fulvio Del Deo

 

 

Un giorno, chiacchierando con un ragazzo tunisino, venne fuori che, secondo lui, oggi i mussulmani sono malvisti come un tempo lo erano gli ebrei. Al che, io gli risposi così: sia esso antisemitismo (odio per gli ebrei)o islamofobia (odio per i mussulmani), comunque si tratta di odio; e l'odio è un sentimento deprecabile in ogni caso. Su questo saremo sicuramente tutti d'accordo.

 

Però.

 

Per secoli gli ebrei sono stati perseguitati come "assassini di Gesù" dalle autorità religiose di Roma che, schizofrenicamente, avevano al contempo elevato un Ebreo a incarnazione divina. Il loro Dio era appunto l'Ebreo ucciso sulla croce.

 

Da quell'irrazionale avversione "religiosa", fatta soprattutto di superstizione, alimentata copiosamente per secoli dalla Chiesa, ha tratto ispirazione la "filosofia" di un imbianchino austriaco (Hitler). Questi ha conferito a quell'odio connotazioni non più "religiose", bensì "scientifiche", arrivando a sostenere la tesi dell'inferiorità biologica della "razza" ebraica e a progettarne la totale eliminazione dall'intero Pianeta.

 

Ai mussulmani tutto ciò non è mai capitato. Le sole persecuzioni che hanno conosciuto sono quelle stesse subite da tutti i non-cattolici nella Spagna dell'Inquisizione, e nessun governo di nessuno stato al mondo s'è mai sognato di pianificarne l'eliminazione totale.

 

Invece, gli ebrei sono tutt'oggi odiati, sebbene ciò avvenga solo in certi ambienti culturalmente arretrati e tragga pretesto prevalentemente da motivazioni "politiche", quale -ad esempio- la difesa della "causa palestinese".

 

L'islamofobia, al contrario, ha fatto la sua comparsa solo da quando esistono movimenti violenti e terroristici che si autodefiniscono d'ispirazione islamica. Questi compiono quotidianamente attentati suicidi contro civili inermi, donne al mercato, bambini nelle scuole, ecc. Colpiscono la popolazione in Iraq, in Israele, negli Usa, in Spagna, in Inghilterra, in Egitto, ecc. uccidendo senza fare distinzione, al solo scopo di seminare dolore e morte.

 

L'odio anti-islamico potrà essere abortito ancor prima di nascere, solo a una condizione: che tutti i numerosissimi veri mussulmani del mondo facciano sentire forte la loro voce di condanna al terrorismo e al fondamentalismo religioso.

 

L'amico tunisino mi diede ragione.

 

Fulvio Del Deo

 


 

 

La sindrome da jihad instinct (in North Carolina)
di Daniel Pipes
New York Sun
14 marzo 2006

Pezzo in lingua originale inglese:Sudden Jihad Syndrome (in North Carolina)

"Gli islamisti possono sembrare degli individui rispettosi della legge e ragionevoli, ma fanno parte di un movimento totalitario e, pertanto, dovrebbero essere considerati come dei potenziali assassini". Scrissi queste parole dopo l'11 settembre e sono stato criticato sin da allora in tal guisa. Ma un incidente stradale avvenuto lo scorso 3 marzo alla University of North Carolina (UNC), con sede a Chapel Hill, mostra che non avevo esagerato.

È accaduto che il ventiduenne Reza Taheri-azar, uno studente di origine iraniana fresco di diploma di laurea, si trovava al volante della sua utilitaria sportiva in una affollata zona pedonale. Il ragazzo ha investito nove persone, ma per fortuna nessuna di esse è rimasta gravemente ferita.

Fino al momento in cui si è scatenata la sua presunta furia omicida, Taheri-azar specializzando in filosofia e psicologia, conduceva un'esistenza all'apparenza normale e aveva un futuro promettente. Quando frequentava le secondarie era stato presidente del comitato studentesco e membro della National Honor Society. Alcuni allievi dell'UNC hanno raccontato al quotidiano Los Angeles Times che il ragazzo "era uno studente irreprensibile, schivo ma cordiale". Un suo collega, Brian Copeland, "era impressionato della sua conoscenza del pensiero occidentale classico", e ha aggiunto: "egli era cordiale e gentile, piuttosto che aggressivo e violento". Il rettore James Moeser lo ha definito un ottimo studente, sebbene fosse "un tipo solitario e introverso".


Di fatto, nessuno che lo conoscesse ha mai parlato male di lui. E questo è importante, in quanto ciò sta a indicare che Taheri-azar non è un tipo abietto, né un omicida e neppure uno psicotico, ma è uno studente coscienzioso e una persona amabile. Il che fa sorgere una domanda ovvia: "Per quale motivo una persona normale cerca di uccidere a casaccio un certo numero di studenti?" Quanto asserito da Taheri-azar dopo l'arresto offre alcune indicazioni.


Egli ha raccontato al numero di emergenza 911 che desiderava "punire il governo statunitense per il comportamento tenuto a livello mondiale". Egli ha spiegato a un detective che "la gente di tutto il mondo viene uccisa in guerra e adesso tocca agli americani morire". Egli ha detto di aver agito per "vendicare le vittime musulmane cadute ovunque nel mondo". Egli ha spiegato come il suo comportamento sia stato dettato dal motto "occhio per occhio…". Un affidavit della polizia osserva che "Taheri-azar ha più volte ribadito che il governo statunitense aveva ucciso i suoi connazionali oltreoceano e che per tale motivo egli ha deciso di lanciare un attacco contro di esso". Egli ha raccontato a un giudice "Sono felice che lei sia qui per giudicarmi e per conoscere meglio il volere di Allah".


In poche parole, Taheri-azar incarna il peggiore incubo islamista: quello di un musulmano apparentemente ben inserito, la cui religione lo spinge di punto in bianco a uccidere dei non-musulmani. Taheri-azar ha ammesso di aver pianificato il suo jihad da oltre due anni ovvero durante il suo soggiorno universitario. Non è difficile immaginare come le sue idee abbiamo preso forma, vista la coerenza dell'ideologia islamista, la sua immane portata (che include un'Associazione di studenti musulmani all'UNC) e la sua risonanza in seno a parecchi musulmani.


Se Taheri-azar fosse stato il solo ad aver abbracciato con discrezione l'Islam radicale, il suo caso sarebbe potuto passare inosservato, ma egli rientra in un diffuso paradigma costituito da un certo numero di musulmani che conducono una tranquilla esistenza prima di darsi al terrorismo. Di questo novero fanno parte i dirottatori dell'11 settembre, gli attentatori di Londra e Maher Hawash, l'ingegnere dell'Intel arrestato prima di potersi unire ai Talebani in Afghanistan.


Mohammed Ali Alayed, il saudita residente a Houston, rientra in questo schema poiché egli accoltellò a morte Ariel Sellouk, un ebreo che un tempo era suo amico. E così è per alcuni conversi all'Islam. Chi avrebbe potuto sospettare che Muriel Degauque, una cittadina belga di 38 anni, si sarebbe presentata in Iraq in veste di attentatrice suicida, facendosi esplodere in un attacco perpetrato contro le truppe americane?
Questo è ciò che io chiamo la sindrome da jihad instinct, in base alla quale dei tranquilli musulmani diventano all'improvviso violenti. Il che genera la terribile ma legittima conseguenza di diffidare di tutti i musulmani. Chi può sapere da dove verrà il prossimo jihadista? Come si può avere la certezza che un musulmano rispettoso della legge non esploda di punto in bianco in una furia omicida? Sì, è vero, queste percentuali sono molto basse, ma sono sproporzionatamente molto più alte rispetto ai casi riscontrati tra i non-musulmani.
Questa sindrome aiuta a spiegare la paura dell'Islam e la diffidenza nei confronti dei musulmani che i sondaggi di opinione mostrano in crescita a partire dall'11 settembre.


La reazione musulmana di denunciare questo sentore come un pregiudizio, come il "nuovo antisemitismo" o "islamofobia" è tanto infondata quanto l'accusare gli antinazisti di "germanofobia" oppure gli anticomunisti di "russofobia". Piuttosto che presentarsi come delle vittime, i musulmani dovrebbero affrontare questa paura sviluppando una versione dell'Islam moderata, moderna e all'insegna del buon vicinato, che abiuri l'Islam radicale, il jihad e la subordinazione degli "infedeli".

 

 

     

Segnalazioni di Fulvio Del Deo


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