Un giorno,
chiacchierando con un ragazzo tunisino,
venne fuori che, secondo lui, oggi i
mussulmani sono malvisti come un tempo lo
erano gli ebrei. Al che, io gli risposi
così: sia esso antisemitismo (odio per gli
ebrei)o islamofobia (odio per i mussulmani),
comunque si tratta di odio; e l'odio è un
sentimento deprecabile in ogni caso. Su
questo saremo sicuramente tutti d'accordo.
Per secoli gli
ebrei sono stati perseguitati come
"assassini di Gesù" dalle autorità religiose
di Roma che, schizofrenicamente, avevano al
contempo elevato un Ebreo a incarnazione
divina. Il loro Dio era appunto l'Ebreo
ucciso sulla croce.
Da quell'irrazionale
avversione "religiosa", fatta soprattutto di
superstizione, alimentata copiosamente per
secoli dalla Chiesa, ha tratto ispirazione
la "filosofia" di un imbianchino austriaco (Hitler).
Questi ha conferito a quell'odio
connotazioni non più "religiose", bensì
"scientifiche", arrivando a sostenere la
tesi dell'inferiorità biologica della
"razza" ebraica e a progettarne la totale
eliminazione dall'intero Pianeta.
Ai mussulmani tutto
ciò non è mai capitato. Le sole persecuzioni
che hanno conosciuto sono quelle stesse
subite da tutti i non-cattolici nella
Spagna dell'Inquisizione, e nessun governo
di nessuno stato al mondo s'è mai sognato di
pianificarne l'eliminazione totale.
Invece, gli ebrei
sono tutt'oggi odiati, sebbene ciò avvenga
solo in certi ambienti culturalmente
arretrati e tragga pretesto prevalentemente
da motivazioni "politiche", quale -ad
esempio- la difesa della "causa
palestinese".
L'islamofobia, al
contrario, ha fatto la sua comparsa solo da
quando esistono movimenti violenti e
terroristici che si autodefiniscono
d'ispirazione islamica. Questi compiono
quotidianamente attentati suicidi contro
civili inermi, donne al mercato, bambini
nelle scuole, ecc. Colpiscono la popolazione
in Iraq, in Israele, negli Usa, in Spagna,
in Inghilterra, in Egitto, ecc. uccidendo
senza fare distinzione, al solo scopo di
seminare dolore e morte.
L'odio anti-islamico
potrà essere abortito ancor prima
di nascere, solo a una condizione: che tutti
i numerosissimi veri mussulmani del
mondo facciano sentire forte la loro voce di
condanna al terrorismo e al fondamentalismo
religioso.
L'amico tunisino mi
diede ragione.
La sindrome da jihad instinct (in North
Carolina)
di
Daniel Pipes
New York Sun
14 marzo 2006
Pezzo
in lingua originale inglese:Sudden Jihad
Syndrome (in North Carolina)
"Gli islamisti possono sembrare degli
individui rispettosi della legge e
ragionevoli, ma fanno parte di un movimento
totalitario e, pertanto, dovrebbero essere
considerati come dei potenziali assassini".
Scrissi queste parole dopo l'11 settembre e
sono stato criticato sin da allora in tal
guisa. Ma un incidente stradale avvenuto lo
scorso 3 marzo alla University of North
Carolina (UNC), con sede a Chapel Hill,
mostra che non avevo esagerato.
È accaduto che il ventiduenne Reza
Taheri-azar, uno studente di origine
iraniana fresco di diploma di laurea, si
trovava al volante della sua utilitaria
sportiva in una affollata zona pedonale. Il
ragazzo ha investito nove persone, ma per
fortuna nessuna di esse è rimasta gravemente
ferita.
Fino al momento in cui si è scatenata la sua
presunta furia omicida, Taheri-azar
specializzando in filosofia e psicologia,
conduceva un'esistenza all'apparenza normale
e aveva un futuro promettente. Quando
frequentava le secondarie era stato
presidente del comitato studentesco e membro
della National Honor Society. Alcuni allievi
dell'UNC hanno raccontato al quotidiano Los
Angeles Times che il ragazzo "era uno
studente irreprensibile, schivo ma
cordiale". Un suo collega, Brian Copeland,
"era impressionato della sua conoscenza del
pensiero occidentale classico", e ha
aggiunto: "egli era cordiale e gentile,
piuttosto che aggressivo e violento". Il
rettore James Moeser lo ha definito un
ottimo studente, sebbene fosse "un tipo
solitario e introverso".
Di fatto, nessuno che lo conoscesse ha mai
parlato male di lui. E questo è importante,
in quanto ciò sta a indicare che Taheri-azar
non è un tipo abietto, né un omicida e
neppure uno psicotico, ma è uno studente
coscienzioso e una persona amabile. Il che
fa sorgere una domanda ovvia: "Per quale
motivo una persona normale cerca di uccidere
a casaccio un certo numero di studenti?"
Quanto asserito da Taheri-azar dopo
l'arresto offre alcune indicazioni.
Egli ha raccontato al numero di emergenza
911 che desiderava "punire il governo
statunitense per il comportamento tenuto a
livello mondiale". Egli ha spiegato a un
detective che "la gente di tutto il mondo
viene uccisa in guerra e adesso tocca agli
americani morire". Egli ha detto di aver
agito per "vendicare le vittime musulmane
cadute ovunque nel mondo". Egli ha spiegato
come il suo comportamento sia stato dettato
dal motto "occhio per occhio…". Un affidavit
della polizia osserva che "Taheri-azar ha
più volte ribadito che il governo
statunitense aveva ucciso i suoi
connazionali oltreoceano e che per tale
motivo egli ha deciso di lanciare un attacco
contro di esso". Egli ha raccontato a un
giudice "Sono felice che lei sia qui per
giudicarmi e per conoscere meglio il volere
di Allah".
In poche parole, Taheri-azar incarna il
peggiore incubo islamista: quello di un
musulmano apparentemente ben inserito, la
cui religione lo spinge di punto in bianco a
uccidere dei non-musulmani. Taheri-azar ha
ammesso di aver pianificato il suo jihad da
oltre due anni ovvero durante il suo
soggiorno universitario. Non è difficile
immaginare come le sue idee abbiamo preso
forma, vista la coerenza dell'ideologia
islamista, la sua immane portata (che
include un'Associazione di studenti
musulmani all'UNC) e la sua risonanza in
seno a parecchi musulmani.
Se Taheri-azar fosse stato il solo ad aver
abbracciato con discrezione l'Islam
radicale, il suo caso sarebbe potuto passare
inosservato, ma egli rientra in un diffuso
paradigma costituito da un certo numero di
musulmani che conducono una tranquilla
esistenza prima di darsi al terrorismo. Di
questo novero fanno parte i dirottatori
dell'11 settembre, gli attentatori di Londra
e Maher Hawash, l'ingegnere dell'Intel
arrestato prima di potersi unire ai Talebani
in Afghanistan.
Mohammed Ali Alayed, il saudita residente a
Houston, rientra in questo schema poiché
egli accoltellò a morte Ariel Sellouk, un
ebreo che un tempo era suo amico. E così è
per alcuni conversi all'Islam. Chi avrebbe
potuto sospettare che Muriel Degauque, una
cittadina belga di 38 anni, si sarebbe
presentata in Iraq in veste di attentatrice
suicida, facendosi esplodere in un attacco
perpetrato contro le truppe americane?
Questo è ciò che io chiamo la sindrome da
jihad instinct, in base alla quale dei
tranquilli musulmani diventano
all'improvviso violenti. Il che genera la
terribile ma legittima conseguenza di
diffidare di tutti i musulmani. Chi può
sapere da dove verrà il prossimo jihadista?
Come si può avere la certezza che un
musulmano rispettoso della legge non esploda
di punto in bianco in una furia omicida? Sì,
è vero, queste percentuali sono molto basse,
ma sono sproporzionatamente molto più alte
rispetto ai casi riscontrati tra i
non-musulmani.
Questa sindrome aiuta a spiegare la paura
dell'Islam e la diffidenza nei confronti dei
musulmani che i sondaggi di opinione
mostrano in crescita a partire dall'11
settembre.
La reazione musulmana di denunciare questo
sentore come un pregiudizio, come il "nuovo
antisemitismo" o "islamofobia" è tanto
infondata quanto l'accusare gli antinazisti
di "germanofobia" oppure gli anticomunisti
di "russofobia". Piuttosto che presentarsi
come delle vittime, i musulmani dovrebbero
affrontare questa paura sviluppando una
versione dell'Islam moderata, moderna e
all'insegna del buon vicinato, che abiuri
l'Islam radicale, il jihad e la
subordinazione degli "infedeli".
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