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Una mattina di marzo, un cardinale si sveglia e
dice che sarebbe una buona idea introdurre l'ora
di religione musulmana nelle classi in cui ci
sono almeno dieci studenti di tale credo. Che
bella pensata! Ma di quali scuole sta parlando
il cardinale in questione, di quelle del
Vaticano? No, parla di scuole italiane.
Ah! Allora io sostengo che sarebbe bello che
nelle scuole della Nuova Guinea s'insegnasse il
Sanscrito, visto che ho a che fare col Sanscrito
più o meno quanto i cardinali hanno a che fare
con l'islam. Però, io non posso ficcare il naso
nelle scuole della Nuova Guinea, mentre i
cardinali sono liberi di divertirsi a ficcare il
naso nelle scuole nostre, riscuotendo perfino un
tantino di successo.
Se
avessi l'opportunità di incontrare il suddetto
cardinale gli chiederei: perché solo dove ci
sono almeno 100 bambini? E se sono solo 99?
E
perché non ha parlato di introdurre il buddismo
dove ci sono buddisti o l'induismo dove ci sono
induisti, l'ateismo dove ci sono atei (di gran
lunga più numerosi dei musulmani), e via
dicendo?
Sarà forse perché sono tutti più tolleranti
degli islamici degli ultimi tempi e molte volte
lasciano tranquillamente seguire con profitto
l'ora di religione cattolica ai propri figli,
senza neanche chiederne l'esonero, come del
resto faccio anch'io?
O
sarà per paura, perché gli islamici hanno saputo
sviluppare un movimento fondamentalista mondiale
così potente e pericoloso da stravolgere il
corso della storia degli ultimi anni? O sarà più
semplicemente perché il petrolio sorge nelle
terre di Allah?
Se
don Abbondio si limitasse a pensare alla propria
parrocchia farebbe meno danno.
Fulvio Del Deo
Da
Cristina:
Fulvio, sei sempre di più il mio mito! Per lo
stile con cui esterni le tue idee!! Io, ti mando
una risposta di Magdi Allam, nel suo forum.
Ad
una persona (il cui nick è Danielle), che
diceva:
"Caro Magdi, che ne pensa dell’introduzione
dell’ora di Corano agli studenti musulmani nelle
scuole italiane? Per quanto mi riguarda sono
favorevole perché è giusto in linea di
principio. E potrebbe essere più che positivo se
l’ora di Corano viene insegnato da docenti
illuminati. Ma la proposta viene dall’Ucoii e
questo mi rende più che perplessa. Non vorrei
che lo scacco subito l’altro ieri dall’Ucoii
alla Consulta Islamica si tramuti in un
vantaggio pericoloso con l’insegnamento del
Corano proprio da parte di componenti del
radicalismo islamico. Come sarà possibile un
controllo sui docenti? non si rischia una
situazione pericolosa come quella paventata nel
mio precedente post se a vincere sarà la
sinistra? Cordiali saluti ed auguri di ogni
bene, Danielle"
Magdi rispondeva:
"Cara Danielle, personalmente sono contrario
all'insegnamento della religione islamica nelle
scuole pubbliche italiane. Ho registrato un mio
commento audio che si può ascoltare cliccando
sul link nella home page del Corriere.it.
Sintetizzo i miei dubbi. Dobbiamo sapere che
l'islam si coniuga al plurale e da sempre è una
realtà conflittuale al suo interno e con il
mondo esterno. Quale islam insegneremo nelle
scuole? Il fatto che la proposta arrivi dagli
integralisti islamici dell'Ucoii mi preoccupa.
Non vorrei che l'insegnamento dell'islam fosse
affidato ai seguaci della setta dei Fratelli
Musulmani. Infine noi dobbiamo preoccuparci
principalmente dell'integrazione degli
immigrati, a cominciare da quelli di fede
musulmani. E l'integrazione si fa essenzialmente
tramite la condivisione di valori comuni, non
enfatizzando delle differenziazioni identitarie.
Cordiali saluti e i miei migliori auguri di ogni
bene. Magdi Allam"
E
visto che ci sono, metto anche l'opinione di
Magdi Allam, più estesa e più completa,
riportata oggi nel Corriere.
Quale islam si insegnerebbe nelle scuole
italiane? A chi verrebbe affidata la gestione di
questi corsi? L'obiettivo è la conoscenza di una
religione o l'affermazione di una «identità
islamica» distinta dalla «identità italiana»? Se
non si chiariscono questi concetti di fondo
risulta arduo condividere il convincimento del
cardinale Martino secondo cui «tutte le
religioni sono di pace», nonché il suo ottimismo
sul «dialogo e la libertà religiosa» quali
strumenti per «evitare il fondamentalismo».
Chiariamo subito che l'islam è intrinsecamente e
storicamente una realtà che si coniuga al
plurale. Dalla morte del profeta Mohammad
(Maometto) nel 632, ben tre dei suoi primi
quattro successori, i cosiddetti «califfi ben
guidati», furono assassinati (Omar nel 644,
Othman nel 656, Ali nel 661) da musulmani che si
opponevano al loro potere religioso e politico.
Pensate che attorno all'anno Mille c'erano ben
tre califfi che si contendevano la leadership
dell'islam: a Bagdad il califfo abasside Al
Qahir (932-934); a Cordova il califfo omayyade
Abd ar-Rahman III (912-961); al Cairo il califfo
fatimide Al Mu'izz (952-975). A tutt'oggi i
governanti del Marocco, della Giordania e
dell'Iran islamico si attribuiscono un titolo e
un potere religioso sulla base di una asserita
discendenza dal profeta. Pur rappresentando
degli islam diversi sul piano comunitario
religioso, giuridico, cultuale, ideologico,
culturale. La ragione della pluralità è
semplice: l'islam è una religione che si fonda
sul rapporto diretto tra il fedele e Dio, non ha
il sacerdote che funge da intermediario, non ha
un clero che gestisce il culto, soprattutto non
ha, non ha mai avuto né potrà mai avere un papa
che incarnando i dogmi della fede assurge a
unico capo spirituale e giuridico. Quindi
l'Italia è chiamata a scegliere: vogliamo
l'islam laico della Tunisia, l'islam mistico
delle confraternite sufi, l'islam radicale dei
wahhabiti sauditi, l'islam fascista dei Fratelli
Musulmani, l'islam nazista di Ahmadinejad o
l'islam terrorista di Bin Laden? Oppure ancora:
vogliamo dar vita a un «islam italiano» che sia
pienamente compatibile con le nostre leggi e i
valori fondanti dell'identità nazionale
italiana? C'è un problema. È che l'Italia non è
più allo stato verginale: la gran parte delle
moschee sono già nelle mani dei Fratelli
Musulmani, che mirano a egemonizzare il potere
religioso e politico strumentalizzando la
democrazia, e dei jihadisti, i combattenti della
«guerra santa» contro gli ebrei, i cristiani e
gli occidentali. Sono stati proprio i seguaci
dei Fratelli Musulmani ad avanzare martedì
scorso la richiesta dell'insegnamento dell'islam
nella scuola pubblica. All'interno di un
pacchetto di rivendicazioni che, partendo dal
censimento dei musulmani fino alla costituzione
di banche islamiche, prefigura la volontà di dar
vita a una «entità islamica» in seno allo Stato
italiano. Ecco perché mi preoccupa che,
quarantotto ore dopo, il cardinale Martino
sembra avvallare la richiesta dell'Ucoii (Unione
delle comunità e organizzazioni islamiche in
Italia). Forse sarebbe il caso che leggesse
attentamente l'edizione italiana del Corano a
cura dell'Ucoii. I commenti sono un cumulo di
ingiurie e di condanne di miscredenza nei
confronti dei cristiani, degli ebrei, degli
occidentali e dei musulmani che non si
sottomettono al loro arbitrio. Non oso neppure
immaginare che questa edizione del Corano,
profanata da un'interpretazione ideologica piena
di odio e di violenza, ahimè diffusa tra le
nostre moschee, possa diventare il testo
d'insegnamento dell'islam nelle nostre scuole.
Così come provo rabbia e orrore all'idea che ai
militanti islamici dell'Ucoii, che legittimano
il terrorismo di Hamas e negano il diritto di
Israele all'esistenza, possa essere affidata la
gestione dell'islam in Italia. Caro cardinale
Martino, ciò che manca in Italia non è la
libertà religiosa bensì l'integrazione. Il caso
dei musulmani, che sono al 98 per cento
stranieri, è radicalmente diverso dai cattolici
e dagli ebrei che sono da sempre italiani. Prima
di pensare al Corano nelle scuole preoccupiamoci
di affermare e far rispettare l'identità
nazionale italiana, che significa lingua,
cultura e valori condivisi. Questa è la sfida
che ci attende: realizzare un'autentica
integrazione per non fare la fine della Gran
Bretagna dove, all'insegna del laisser-faire
multiculturalista, l'88% dei musulmani con
cittadinanza britannica disprezza l'«identità
britannica» e il 40% vorrebbe imporre la sharia,
la legge islamica.
Magdi Allam 10 marzo 2006
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