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Pensavo che la libertà di parola e di pensiero,
costituzionalmente garantite, fossero un punto
fermo ed imprescindibile di ogni democrazia che
voglia definirsi tale. Una conquista decisiva
che dobbiamo agli illuministi, dalla quale nasce
lo stato di diritto. La presunzione attribuitami
nel corso della presentazione della lista n°2 da
parte dell’Avvocato Romano mi giunge nuova.
Speravo rispondesse alle domande da me formulate
e invece l’Avvocato ha preferito dedicarsi ad un
attacco contro la mia persona che, francamente,
mi stupisce.
La
presunzione in me, se c’è, è quella di chi vive
coerentemente le proprie idee senza doverle
celare. E’ la presunzione di chi, come insegna
Schopenhauer, toglie “il velo di Maya”, di chi
si interroga sul mondo e crede nella perifrasi
latina del “vindica te tibi” (renditi padrone di
te stesso). L’equidistanza del mio intervento è
stata confusa con polemica personale.
Al
politico Romano avevo chiesto di indicare i
punti di tangenza, dichiarati inesistenti nel
2002 e ora decantati, con il progetto del
sindaco Creta. Questo perché credo che le idee
sostanzino la vita e non viceversa. Le risposte
che cercavo immagino siano anche quelle di un
elettorato di 688 voti che 5 anni fa si rendeva
disponibile ed aperto ad un progetto e che ora,
ritengo, si senta tradito. Essi meritano di
sapere i perché di una scelta del genere. Se
cercare risposte ad interrogativi che
interessano la “polis” vuol dire essere
saccenti, presuntuosi e addirittura imbecilli,
allora sì, lo sono!
Non sono un giornalista, non mi fregio di un
titolo che non potrei aver già conseguito data
la mia giovane età. Chi mi conosce sa bene
quanta passione io infonda nelle iniziative cui
prendo parte, offrendo sempre il massimo
impegno, non lesinando energie e sforzi,
prestandomi sempre ad un leale e costruttivo
confronto. Perché credo che in una società come
la nostra, dove tutto o quasi è sottoposto alle
leggi del consumo, un dialogo sano ed edificante
sia la terapia migliore per una democrazia
febbricitante. Sono rattristato perché la
sentenza dell’avvocato Romano circa la mia
persona mi risulta quanto mai eccessiva e poco
adeguata. Non credo di aver offeso nessuno.
L’articolo 21 della Costituzione Italiana
afferma testualmente: “tutti hanno il diritto di
manifestare liberamente il proprio pensiero con
la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione”. L’amarezza che provo è tanta, in
questo modo i giovani vengono allontanati dalla
vita della res publica, inchiodati con attributi
dispregiativi e forti. Mi chiedo se manifestare
il proprio pensiero liberamente ed essere
attaccati ed offesi, sia parte integrante della
dialettica politica. Credevo invece che questa
fosse caratterizzata da progetti, proposte ed
ideali. A malincuore noto che purtroppo non
sempre è così. La correttezza e l’onestà
intellettuale da molti attribuitemi sono quel
pilastro che mi sorregge e al quale volgo il mio
sguardo. Certamente la poca vita nell’agorà
dell’Avvocato Romano, impedisce di conoscere i
giovani e origina arringhe alquanto sterili e
veramente poco professionali.
Il
libro della politica, che tutti dovrebbero
leggere, si presenta molto complesso e
variegato. Il suo contenuto è facile,
l’applicazione molto difficile. Il politico deve
vivere la polis, farsi carico delle
problematiche della sua popolazione attraverso
l’ascolto, tramutarle in una pratica legislativa
efficace e produttiva. La nostra comunità ha
avuto un maestro d’eccezione dal quale avremmo
dovuto tutti attingere qualcosa. La sua levatura
morale ed intellettuale mi ha lasciato un
insegnamento: la necessità di pensare. Ogni
tentativo che tenda ad eliminare questo
fondamento della nostra società andrebbe
combattuto e non alimentato dalle nostre
“intellighenzie”. E il vero condimento del
nostro piatto dovrebbe essere lo studio che non
termina con il conseguimento di lauree o con
tessere partitiche, iscrizioni ad albi o
“patenti” che siano. È quel qualcosa che evita
la gratuità di certe parole e delle offese ad
esse annesse .
Ad
maiora semper |