Intervento riferito a: Risposta a Francesco Meglio

 

 

3 maggio 2007
S.Salvatore, elezioni: nessuna presunzione…
Francesco Meglio

 

 

Pensavo che la libertà di parola e di pensiero, costituzionalmente garantite, fossero un punto fermo ed imprescindibile di ogni democrazia che voglia definirsi tale. Una conquista decisiva che dobbiamo agli illuministi, dalla quale nasce lo stato di diritto. La presunzione attribuitami nel corso della presentazione della lista n°2 da parte dell’Avvocato Romano mi giunge nuova. Speravo rispondesse alle domande da me formulate e invece l’Avvocato ha preferito dedicarsi ad un attacco contro la mia persona che, francamente, mi stupisce.

La presunzione in me, se c’è, è quella di chi vive coerentemente le proprie idee senza doverle celare. E’ la presunzione di chi, come insegna Schopenhauer, toglie “il velo di Maya”, di chi si interroga sul mondo e crede nella perifrasi latina del “vindica te tibi” (renditi padrone di te stesso). L’equidistanza del mio intervento è stata confusa con polemica personale.

Al politico Romano avevo chiesto di indicare i punti di tangenza, dichiarati inesistenti nel 2002 e ora decantati, con il progetto del sindaco Creta. Questo perché credo che le idee sostanzino la vita e non viceversa. Le risposte che cercavo immagino siano anche quelle di un elettorato di 688 voti che 5 anni fa si rendeva disponibile ed aperto ad un progetto e che ora, ritengo, si senta tradito. Essi meritano di sapere i perché di una scelta del genere. Se cercare risposte ad interrogativi che interessano la “polis” vuol dire essere saccenti, presuntuosi e addirittura imbecilli, allora sì, lo sono!

Non sono un giornalista, non mi fregio di un titolo che non potrei aver già conseguito data la mia giovane età. Chi mi conosce sa bene quanta passione io infonda nelle iniziative cui prendo parte, offrendo sempre il massimo impegno, non lesinando energie e sforzi, prestandomi sempre ad un leale e costruttivo confronto. Perché credo che in una società come la nostra, dove tutto o quasi è sottoposto alle leggi del consumo, un dialogo sano ed edificante sia la terapia migliore per una democrazia febbricitante. Sono rattristato perché la sentenza dell’avvocato Romano circa la mia persona mi risulta quanto mai eccessiva e poco adeguata. Non credo di aver offeso nessuno.

L’articolo 21 della Costituzione Italiana afferma testualmente: “tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. L’amarezza che provo è tanta, in questo modo i giovani vengono allontanati dalla vita della res publica, inchiodati con attributi dispregiativi e forti. Mi chiedo se manifestare il proprio pensiero liberamente ed essere attaccati ed offesi, sia parte integrante della dialettica politica. Credevo invece che questa fosse caratterizzata da progetti, proposte ed ideali. A malincuore noto che purtroppo non sempre è così. La correttezza e l’onestà intellettuale da molti attribuitemi sono quel pilastro che mi sorregge e al quale volgo il mio sguardo. Certamente la poca vita nell’agorà dell’Avvocato Romano, impedisce di conoscere i giovani e origina arringhe alquanto sterili e veramente poco professionali.

Il libro della politica, che tutti dovrebbero leggere, si presenta molto complesso e variegato. Il suo contenuto è facile, l’applicazione molto difficile. Il politico deve vivere la polis, farsi carico delle problematiche della sua popolazione attraverso l’ascolto, tramutarle in una pratica legislativa efficace e produttiva. La nostra comunità ha avuto un maestro d’eccezione dal quale avremmo dovuto tutti attingere qualcosa. La sua levatura morale ed intellettuale mi ha lasciato un insegnamento: la necessità di pensare. Ogni tentativo che tenda ad eliminare questo fondamento della nostra società andrebbe combattuto e non alimentato dalle nostre “intellighenzie”. E il vero condimento del nostro piatto dovrebbe essere lo studio che non termina con il conseguimento di lauree o con tessere partitiche, iscrizioni ad albi o “patenti” che siano. È quel qualcosa che evita la gratuità di certe parole e delle offese ad esse annesse .

Ad maiora semper

 

     

 Valle Telesina


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