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‘Selva di sotto’, una sfida lunga 15 anni
L’inchiesta: zona industriale, infrastrutture da
anno zero, quale futuro per le aziende?
L’appello della ‘Pacelli group’ alle altre
ditte: costituiamo un consorzio per curare le
nostre necessità
di
Antonio Vecchiarelli
Contrada “Selva di Sotto”, zona nord-ovest di
San Salvatore Telesino, cuore del Sannio, ad un
passo dallo svincolo per San Salvatore Telesino,
laddove comincia il tracciato della Fondovalle
Isclero. 300 - 400.000 metri quadri di terreno
ospitano capannoni dimessi e non: è la zona
industriale (non è la sola) del Comune.
Se
non fosse per la presenza di stabilimenti
funzionanti (poco più di dieci) si
incontrerebbero serie difficoltà a catalogarla
tale. Più caratterizzanti gli elementi rurali.
Già, il passaggio dell’area da agricola ad
industriale: un processo non ancora compiuto,
seppur iniziato più di 10 anni fa. Risale al
1993 il primo insediamento. E’ quello dell’oggi
denominato “Pacelli group” – collocato nel
settore della rubinetteria e prodotti per la
grande distribuzione - il cui direttore
commerciale e il responsabile della logistica e
amministrazione, rispettivamente Antonio e
Gianluca Pacelli, sono i primi interlocutori di
questa inchiesta sugli insediamenti industriali
presenti nell’area.
Dopo il ‘93 altri imprenditori mettono su
capannoni, si sfruttano i contributi della 488.
Una trentina di aziende falliscono. La
procedura: investimento – assunzioni –
fallimento, dà adito a qualche dubbio sulla
reale volontà di rendere lo stabilimento
produttivo. Restano in poche su quel terreno
agricolo che non ha una destinazione ad uso
industriale.
Intorno al 2001 il Comune mette a punto un
progetto per l’area: una serie di infrastrutture
mai realizzate. Nonostante nel 2004 inizino i
lavori, spesa prevista: 5 milioni di euro. Ma
non ancora completati. Dire che è iniziato il
percorso da area agricola a industriale,
significa solo ammettere il concentramento di un
nugolo di opifici, null’altro, se non poco più.
A sostegno di questo assunto, il parere di due
imprenditori locali, ma con più di un contatto
all’estero – una joint venture in Cina,
collaborazioni in Albania, Turchia, - del
Pacelli Group.
Il
quadro della situazione “dipinto” dai due
fratelli imprenditori non è certo esaltante e
non infonde fiducia sul futuro. La descrizione
si sofferma sulle strade inesistenti o meglio,
su quelle rurali, strette, malandate per le
quali il termine “modernizzazione” pare debba
essere ancora introdotto; si riferisce al
sistema fognario che forse è considerato un
aspetto ultramoderno le cui peculiarità sono
ancora da acquisire e, qualora in alcuni casi lo
fossero state, meraviglia come l’applicazione
lasci tanto a desiderare visto che il condotto è
lasciato a cielo aperto; si intrattiene
sull’illuminazione che non c’è e sulla
segnaletica che – probabilmente – è
assoggettabile ad un optional; racconta di ratti
ed insetti troppo fastidiosi per non considerare
l’insalubrità del luogo.
La
spazzatura? E’ un fatto privato: ogni
imprenditore paga autonomamente il riciclaggio
dell’immondizia. E come la si metterà con
l’entrata in vigore del dispositivo del
riciclaggio obbligatorio degli elettrodomestici
che andrà in vigore a breve? Forse non si sa
nemmeno della legge che l’impone se non si è
costruita la piattaforma. Essere imprenditori in
questo contesto, dar lavoro a 40 dipendenti –
tutti con assunzione regolare – , dare
possibilità ad un indotto di crearsi, cosa
significa? “Significa affrontare il tutto in
modo pionieristico – afferma Gianluca Pacelli -
e rintuzzare gli ostacoli derivanti che si
ripercuotono sul ciclo di lavorazione. Le
aziende qui si organizzano in modo autarchico:
si adoperano loro per la sicurezza, per la
formazione, per l’internalizzazione, per le
comunicazioni”.
La
voglia di cambiare aria, soprattutto quando se
ne è respirata una che favorisce maggiormente il
lavoro industriale, è tanta. Frenata solo da un
profondo legame con questo territorio e
l’ambizione di incidere in positivo in una
situazione ingessata da ritardi, apatia e
carenza di progettualità. Non si avverte la
necessità di rivolgere un appello a chi si
interessa di sviluppo locale e di prospettive di
miglioramento per un’area che ha le capacità
imprenditoriali adatte per dare una mano al
territorio?
“Di fronte a distrazioni madornali – incalza
Antonio Pacelli - legate ad una visione troppo
ristretta per consentire il governo dei processi
in un mondo occidentale che va in tutt’altra
direzione di quella seguita, non mi sento di
scomodare i politici locali. Non c’è da fidarsi.
Piuttosto l’appello lo rivolgo agli imprenditori
della valle Telesina affinché ci si adoperi per
la costituzione di un consorzio. Lo scopo è
quello di demandare a questo ente la soluzione
di problemi quali la sicurezza (la cronaca
recente si è occupata spesso di furti nell’area,
ndr), l’ approvvigionamento dell’ energia, delle
comunicazioni della formazione visto che le
risorse presenti sul territorio sono inadeguate
allo sviluppo moderno. La scuola non basta…”.
Difficoltà enormi. Di fronti alle quali “Pacelli
group” risponde con caparbietà: il 7 giugno apre
nell’area un centro commerciale: “Iper bull”.
Nuove opportunità di lavoro s’affacciano,
nonostante i problemi… nonostante una visione
ristretta sul futuro del territorio di chi
avrebbe dovuto occuparsi del governo dei
processi verso l’una o l’altra strada. Decisioni
ancora da decifrarsi, il che è ancora più
inquietante.

Valentino Simone - 29 maggio 2007
Mi
permetto di aggiungere una piccola nota,
all'articolo del Sig. Vecchiarelli, nella zona
industriale di San Salvatore, (visto che si
parla di zona vicino alla Fondo Valle) anche il
manto stradale non è dei migliori, visto che da
settembre del 2006 il manto stradale che va da
Iaquilat a Simone, è un tratto di strada dove ci
sono molte buche e infatti molti camionisti si
rifiutano di arrivarci.
Speriamo che il Sindaco Creta dopo che ha
terminato i festeggiamenti,con la sua
squadra,inizi i lavori di rifacimento del manto
stradale.
un
Saluto a tutti
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