7 marzo 2008
Rifiuti, i Comitati Civici contro il provvedimento Prodi
Maria Pia Cutillo

 

 

Comitati Civici di San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi

contro la costruzione di un Termovalorizzatore/Inceneritore

a San Salvatore Telesino

 

Con l'ultima firma di Romano Prodi, dopo quella che dava il via ai Cip 6 per il “cancrovalorizzatore” di Acerra (ovvero miliardi per incenerire tutti i rifiuti), è arrivata la delibera che dà l'autorizzazione a bruciare le "Ecoballe" nell'inceneritore di Acerra. Firma posta in gran segreto il 20.02.2008.

 

In semplici parole significa dare il via ad un genocidio senza precedenti in Italia. Questo è un crimine contro l'umanità.

 

Denunciamo con forza il vergognoso e criminale
decreto di Prodi che autorizza l'incenerimento delle "ecoballe" nel termodistruttore di Acerra ed il relativo finanziamento con soldi pubblici (CIP 6) che di fatto diviene anche un provvedimento ad personam per salvare Bassolino e Impregilo.

Denunciamo con forza tutti coloro che con trasformismo o semplice  tolleranza politica  permettono che si realizzi questo piano.

 

L'inceneritore non lo apriranno mai perchè noi non lo permetteremo, noi non lo permetteremo ad ogni costo.

Maria Pia Cutillo

 


 

 

05.Marzo.2008

 

Ordinanza di Prodi, nell’impianto andrà cdr di bassa qualità.

Il sindaco protesta: ci rivolgeremo alla Procura

 

DANIELA DE CRESCENZO

 

Finiranno nell’inceneritore di Acerra i sei milioni (e più) di ecoballe stipate sulle piazzole dei tanti siti e provvisori allestiti in questi anni. Lo ha deciso il presidente del consiglio Romano Prodi con un’ordinanza datata 20 febbraio e pubblicata sulla gazzetta ufficiale di venerdì. Un’ordinanza che ha già scatenato gli amministratori di Acerra che hanno già annunciato di essere pronti a rivolgersi alla Procura e al presidente Napolitano.

 

Il destino delle ecoballe è uno dei punti caldi di quell’emergenza infinita che ha travolto la Campania. Quelle prodotte fino al 2005 sono state prima cedute dalla Fibe alle banche a garanzia dei finanziamenti richiesti e poi sequestrate dalla magistratura. Quelle prodotte successivamente appartengono, invece, al commissariato per l’emergenza rifiuti.

 

Gli impianti di cdr realizzati dalla Fibe, infatti, dovevano produrre un «combustibile di qualità», ma (lo hanno sostenuto i pm Noviello e Sirleo e il gip Rosanna Saraceno nelle ordinanze che hanno portato venerdì al rinvio a giudizio del presidente della regione Antonio Bassolino e di altri 27 imputati), quella che esce dagli impianti di cdr è spazzatura tritata. Il materiale prodotto dai cdr doveva avere per contratto al massimo il 15 per cento di umidità. Il decreto Ronghi prevede una percentuale del 25 per cento.

 

La spazzatura che esce dai cdr supera il 30 e quindi non poteva essere bruciata senza modificare la norma. Ed è questo che ha fatto Prodi nella sua ordinanza. Ciononostante il problema non è del tutto superato: ad Acerra si possono bruciare circa 1.400 tonnellate di combustibile al giorno, 450mila tonnellate all’anno.

 

Per smaltire tutte le ecoballe accumulate ci vorrebbero circa dodici anni. Ma per il momento l’ordinanza ha avuto un altro e immediato effetto. Quello di mobilitare l’amministrazione acerrana. E non solo. Il sindaco di Espedito Marletta, ha già chiesto un incontro con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «È di una gravità inaudita - ha spiegato il primo cittadino - che si cambi la tipologia e la natura dei rifiuti con leggi che arrivano, poi, quando il governo è ormai finito».

 

E l’assessore all'ambiente, Andrea Piatto, annuncia: «non ci resta che informare la procura della Repubblica di Roma per tutti i reati ipotizzabili». E non basta. Secondo Piatto «Anche il giudice amministrativo ha sentenziato che ad Acerra si può bruciare solo il combustibile da rifiuto con le caratteristiche del decreto ministeriale del '98, e che non sono possedute dalle ecoballe campane così come ha anche accertato la Procura di Napoli.

 

Per superare tali vincoli l'Unione Europea impone una nuova valutazione di impatto ambientale e una nuova autorizzazione, perché bruciare le ecoballe è una modifica sostanziale dell’impianto».

 

 

     

 Valle Telesina


Per intervenire: invia@vivitelese.it