Le riflessioni di Anita - 24-06-04 - Anita Pepe

 

 

Caro Giovanni,

innanzitutto auguri di buon onomastico. Chissà quali sono i riti magici della notte di San Giovanni dalle vostre parti... a questo punto potrebbe sovvenirmi il "mitico" professore!

Vi ringrazio molto per aver inserito i miei saluti nella vostra homepage (troppa grazia!) e ancor di più per avermi indicata come "fonte" del comunicato che vi ho inviato. Ho apprezzato molto il gesto – come ben sapete, in questo mestiere capita spesso di essere "saccheggiati" - ma, credimi, tanto riguardo mi pare un po’ immeritato: in fondo, ho semplicemente passato un comunicato a dei colleghi volenterosi e battaglieri!

In quanto ad un mio contributo, devo ammettere che da qualche giorno un'ideuzza mi frulla nella testa... Prendo le mosse da uno degli argomenti sfiorati con Giuseppe Grimaldi - nel corso del nostro incontro "simposiaco". Turista - on the road, ma non per caso - dalle vostre parti, ho avuto modo di riscontrare l'inadeguatezza delle infrastrutture deputate all'accoglienza dei visitatori. Mi riferisco, in particolare, ai trasporti pubblici e ai servizi info.

Se non fosse stato per la disponibilità e la cortesia dei baristi e degli albergatori telesini, sarei ancora a vagare come un'alienata in viale Minieri! Per la cronaca, non sono riuscita a raggiungere mete agognate come Guardia Sanframondi o Cerreto Sannita. In compenso, mi sono goduta dal finestrino del treno i bruni profili delle montagne aguzze e ho trascorso un pomeriggio arcadico in un luogo incantevole, l'"Hortus conclusus" di Benevento, giardino delizioso e curato, disseminato di opere dell’amato Mimmo Paladino.

Tornando a Telese, trovo che, in una città potenzialmente a vocazione turistica, la Pubblica Amministrazione non possa pretendere che la cortesia dei cittadini tamponi le falle di vistose carenze logistiche. Purtroppo, credo che da quelle parti si abbia ancora una visione datata del turismo termale. Spero che qualcuno mi confuti, anche perché i tempi del mio passaggio in città sono stati a dir poco insignificanti e non ho presunzione di infallibile agudeza.

A giudicare dalla senectus scaricata dai bus nelle lande prossime agli stabilimenti e dagli avventori intravisti in un ristorante, mi pare purtroppo che la fruibilità delle acque medicamentose venga limitata ad un target che - non occorre essere un fine economista o un acuto sociologo per giungere a questa conclusione - non è in grado di veicolare energie economiche né culturali.

Verbis vulgaris: gli “over 60” arrivano, bevono, risalgono sui torpedoni e vanno via (ma dove?). Non vanno a visitare i dintorni, non comprano prodotti locali, non assaporano coppe di gelato ai tavolini dei bar. Insomma, non spendono. Ergo, indotto economico zero, con tanti giovani pimpanti – questi li ho visti, senza tema di smentite! – sprecati. Eppure… non deve certo essere una vesuviana profana a ricordarvi la vostra superba storia.

La tragedia è che questa grande ricchezza giace inutilizzata e, nell’immaginario più retrivo e banale degli osservatori esterni, nel gioco delle libere associazioni automaticamente scatta la coppia Sannio-cibo, binomio giustificato e corroborato dalla notevole quantità di sagre organizzate in zona (attualmente, sui muri di Napoli strillano manifesti di kermesse suine).

Per carità, la sottoscritta non contesta – tutt’altro! – la validità dell’equazione cibo=cultura, però… finiamola qui: presumibilmente al Professore, nostro nume tutelare, in questo istante si sono già aggrovigliate le interiora per la rabbia, l’orgoglio e l’amore sannita. Investire in cultura, dunque, ma anche in glamour: in Umbria e in Toscana, ad esempio, le terme sono attrattori per giovani e upper class, oasi radical-chic che muovono quattrini in modo direttamente proporzionale ad un salutismo d’èlite propagandato in maniera convincente ed accattivante.

Vi prego, contestate, smentite. Incazzatevi.

Vivi, Telese!

 


 

Per intervenire: invia@vivitelese.it