|
Ho letto con molto
interesse
l’intervento della sig.ra Bove su un punto
da me trattato nell’intervento del 30 aprile
scorso. Dopo averLa ringraziata per gli
attestati di stima Le espongo una riflessione
più completa di quella espressa nel mio
precedente articolo.
La
questione della donna risale alla società greca
classica e ha visto nell’opera del tragediografo
Euripide e nella sua Medea pagine quanto mai
interessanti. Medea donna dell’Oriente venuta
nella Colchide dopo aver aiutato Giasone
nell’impresa del vello, è un topos letterario
nonché una figura basilare per comprendere il
ruolo della donna. L’origine meteca, ossia
straniera, barbara della donna, giustificava nel
diritto greco il fatto che Giasone si unisse
alla figlia di Creonte, re di Corinto. La
discriminazione greca verso la donna era forte
nell’agorà dove le donne non avevano accesso se
non quando vi era il mercato.
I
nostri tempi purtroppo dietro un’ apertura di
facciata verso le donne celano una
discriminazione da combattere vigorosamente. I
tempi frenetici che viviamo ci distolgono da una
problematica quanto mai attuale e desiderosa di
proposte serie. Il mondo moderno retto dall’on
the spot, tutto e subito, ha appiattito la
tematica femminile equiparandola a quote rosa,
strumento sterilissimo e ingannatore. Invece di
dare numeri, perché non invertire la rotta del
nostro presente, alimentando una società dove si
possa coniugare famiglia, lavoro e vita sociale?
Purtroppo l’immagine di donna che ai potenti
piace è la valletta o la showgirl, espressioni
prive di dignità e gusto. L’esclusione delle
donne nella vita di una comunità rappresenta un
limite per la crescita della società stessa, una
politica attenta alle donne senza donne al
potere risulterebbe vuota, incapace di cogliere
le esigenze delle nostre madri, mogli, figlie.
Come possiamo pensare di fare a meno delle
donne? A questa domanda il neo presidente
francese Sarkozy ha dato una risposta molto
bella: nel nuovo governo Fillon compaiono sette
donne su quindici ministri. Indubbio il fatto
che nella scelta di Sarkozy abbiano pesato
fattori politici ma prendiamo spunto da qui per
fare altrettanto. In Germania dal novembre del
2005 è cancelliere Angela Merkel, in Cile è
presidente della repubblica la Bachelet, negli
Usa è speaker (presidente della camera) Nancy
Pelosi. Perché anche da noi non può essere come
in questi paesi? Sarebbe una scelta altamente
produttiva ma soprattutto concreta e sancirebbe
la fine dei pericolosi silenzi che
caratterizzano la voce donna nel vocabolario
politico del bel paese.
La realtà storica
e il suo pericoloso indirizzo ci dicono che
questo passaggio è necessario. Per fare questo è
evidente che occorra una partecipazione attiva
delle donne che riecheggi nell’attività
legislativa. Da qui, poi, deve partire un
cammino di riavvicinamento alla cosa pubblica,
quale occasione di preparazione per essere e non
è utopia, a capo di realtà comunali, provinciali
e statali. Perché in una società che ammannisce
il “panem et circenses”, che annulla la natura
pensante dell’uomo, le parole di Oscar Wilde
colgono nel segno:
“Nessun
uomo ha davvero successo se non ha le donne
dalla sua parte, perchè le donne governano la
società.”
|